Oltre la gabbia

di CAMILLA BARTOLINI

Bestiaire di Denis Côté

Bestiaire (Denis Côté, 2012)

Il cinema, come lo zoo, cattura ed esibisce la vita degli animali: in entrambi l’animale è sempre parte di un ordine che organizza la rappresentazione e la visione (McMahon e Lawrence 2015, p. 2). In che modo le immagini in movimento guardano gli animali è la domanda che sottende le riflessioni di McMahon e Lawrence, che prendono a loro volta il via dal celebre testo di John Berger Perché guardiamo gli animali? (1977). Ed è il quesito a cui prova a rispondere Bestiaire (2012) del canadese Denis Côté, osservando i movimenti e gli sguardi messi in campo all’interno di uno zoo.

Dal bordo superiore di un’inquadratura fissa su un corridoio vuoto dello zoo, un ambiente spoglio “disciplinato” da una rigida geometria di pareti in cemento armato, generatori, tubature e grate, fa il suo inopinato e lento ingresso il muso di una giraffa, che erompe dal fuori campo, che sconfina dal margine in cui l’animale è stato evidentemente confinato. E che si “affaccia” sulle immagini che seguono, quelle dedicate alle gabbie dei grandi felini. In esse, le grate segnano ancora una volta il quadro: schermano i movimenti degli animali dentro e fuori il campo, i loro sguardi indifferenti all’uomo. Come scrive Berger, «Gli animali guardano obliquamente. Guardano ciecamente al di là. Scrutano meccanicamente. Sono stati immunizzati dall’incontro perché nulla può più occupare un luogo centrale nella loro attenzione» (Berger 2016, p. 52). E il film di Côté si apre con un prologo che dichiara l’impossibilità di un incontro: in un’aula di disegno, alcuni studenti osservano, per ritrarlo, il corpo imbalsamato di un animale messo in posa per loro.

Sono dei corpi sezionati quelli che queste inquadrature e in generale il film ci mostrano, e frazionate sono le immagini che li contengono. Come l’inquadratura della custode che sta al di qua della gabbia, raccordata sonoramente alle precedenti dai rumori martellanti prodotti dagli animali che si scagliano contro le gabbie. È, anch’essa, un’immagine decentrata, il frammento di un corpo, la visione di uno sguardo imperscrutabile, un profilo incorniciato (da una finestra, a sua volta inquadrata in una porta) che testimonia della frattura fra uomo e animale. Il film insiste sulle gabbie non solo come apparati visivi che incorniciano e che, duplicati dallo schermo, mettono in primo piano la medialità e la mediazione dell’animale e dell’umano, ma anche e soprattutto come traccia di un destino comune. Le gabbie diventano un’immagine condivisa in cui può finalmente avverarsi «un’epifania degli animali che dunque siamo» (Filippi e Maggio 2014, p. 12) che corrisponde a quella prodotta, secondo Berger, dal processo che nella modernità ha soppiantato l’animale con la sua rappresentazione: con lo spettacolo, la merce, l’immagine-gabbia che ordina, classifica, trattiene il divenire-movimento.

Bestiaire (Denis Ctôé, 2012)

Il “bestiario” di Côté insiste su queste immagini per riscriverle nel segno della marginalità e della dispersione. L’immobilità della sua macchina da presa, accordandosi con quella della gabbia e del recinto, vuole in realtà mettere in evidenza il movimento animale che vi si oppone, che resiste, che si dà come attraversamento dei tanti margini che lo zoo e il cinema mettono in scena. Nel film, «al tracciamento identitario dei confini dell’antropocentrismo si sostituisce la dispersione an-archica della traccia» (Filippi e Maggio 2014, p. 95). Così lo sguardo di Côté, negando nella fissità un movimento che si darebbe come tentativo di ri-prendere, re-inquadrare, per comprendere il movimento in un unico sguardo (tassonomico), compone un “libro di animali” della contemporaneità che, scomparsi gli animali e gli uomini dietro le loro immagini, ci parla soprattutto dell’immagine del nostro tempo.

Riferimenti bibliografici

J. Berger, Perché guardiamo gli animali?, Il Saggiatore, Milano 2016.

M. Filippi, E. Maggio, Penne e pellicole. Gli animali, la letteratura e il cinema, Mimesis, Milano-Udine 2014.

M. McMahon, L. Lawrence, a cura di, Animal Life & The Moving Image, British Film Insitute, Londra 2015.

M. Pastoreau, Bestiari del Medioevo, Einaudi, Torino 2012.

Bestiaire. Regia: Denis Côté; sceneggiatura: Denis Côté; fotografia: Vincent Biron; montaggio: Nicolas Roy; produzione: Metafilms, Le Fresnoy – Studio national des arts contemporains; origine: Canada-Francia; durata: 72′; anno: 2012.

 

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