Dire addio

di  MARIAPIA GRECO.

Walter White ed Heisenberg. Due volti della stessa medaglia.

breaking-bad-walter-skylerUn ambiente casalingo, che trasuda vissuto e malinconia. Al centro del fotogramma un pilastro d’arredo che divide le due figure. Skyler, moglie di Walter White (alias Heisenberg), seduta e abbandonata al peso dei suoi pensieri, inerme davanti al marito. Walter in piedi innanzi sua moglie in un abbigliamento che ricorda il Walter White di inizio serie, in panni un po’ più larghi della sua taglia e un aspetto trasandato e malconcio.

Il Walter White di “Felina”, episodio finale di Breaking Bad (Stagione 5, ep. 16) – le cui sigle (FE «ferro», LI«litio», NA «sodio») rimandano agli elementi chimici della tavola periodica nonché alle componenti di sangue, metanfetamina e lacrime – pur non essendo probabilmente l’episodio più adrenalinico della serie, ci riconsegna con un tale phatos tutti i fondamenti razionali che hanno spinto l’agire di Walter White da un certo punto della serie in poi. Quello che colpisce di questo momento è il clima della stanza che, nonostante i colori pastello, in tonalità fredda ma ammorbiditi dalla luce del sole, sembra coinvolgere emotivamente i nostri protagonisti. Atmosfera che si scontra con la presenza del pilastro centrale che provoca una certa distanza tra i due. Distanza che in tutte le altre quattro stagioni era più simile ad una lontananza.  Infatti, da quando Walter White smette di produrre Crystal Meth – ovvero metanfetamina in cristalli – per soddisfare i bisogni economici e materiali della famiglia, continua il suo lavoro per scopi personali pur non ammettendolo neanche a sé stesso, generando così un distacco relazionale e comunicativo tra lui e la moglie che sfocerà, successivamente, in un allontanamento

In questa scena, invece, la distanza riguarda il distacco dell’anima causato da una perduta complicità, da una mancanza di connessione. Un senso di arrendevolezza da parte di entrambi trasuda da ogni gesto, da ogni sguardo e sillaba pronunciata. Ne consegue, ma al tempo stesso può esserne la causa, un sentimento di mancanza. Tuttavia, a Skyler manca davvero Walter? E a Walter manca Skyler? Eppure lui è lì, nudo di fronte alla moglie, più umano che mai, tornato indietro per dirle addio l’ultima volta, in maniera definitiva, in un dialogo essenziale che solleva Skyler da ogni responsabilità e senso di colpaUmano, troppo umano in realtà. Un uomo che ha vissuto forzatamente in esilio e sotto mentite spoglie per anni, fa ritorno ad Albuquerque nel Nuovo Messico per concedersi un’apertura emotiva: salutare sua moglie, consegnarle le coordinate del luogo di sepoltura del cognato Hank Schreider (agente della DEA morto durante un conflitto a fuoco), porgere una carezza alla figlia Holly che non ha visto crescere, e infine osservare da lontano il figlio Flynn (Walter “Flynn” White Jr.) rientrare a casa. Anche l’inquadratura è complice della scena. Skyler è molto vicina al pilastro centrale d’arredo, ed ha alle sue spalle il muro e l’infisso in legno; sembra quasi ritratta all’interno di una cornice, di un contesto chiuso, oppure di una prigione. D’altro canto Walter ha a tergo il resto della stanza vuota, così come il vuoto è ciò che lo aspetta da lì a poco.

È un momento dove vale tutto ed il contrario di tutto. Infatti pochi attimi prima Skyler viene allertata dalla sorella Marie, tramite una telefonata, del fatto che Walt – considerato ormai una minaccia e un pericolo pubblico – sia stato avvistato in città. Skyler ringrazia Marie, ma rimane impassibile alla telefonata perché in quel preciso momento suo marito è già lì con lei. Nonostante tutto, Skyler porta fino alla fine il peso della condivisione iniziale di quel segreto che ha portato una intera famiglia alla distruzione. Lo copre ancora una volta, lo protegge. Skyler è una donna sfinita, distrutta dagli accadimenti, ma non ha paura di Walter. Solo non lo riconosce più nelle vesti dell’uomo che ha sposato, ma ciononostante lo ascolta in uno stato mentale di esaurimento.

Anche Walter è sfinito. La solitudine lo ha logorato, il cancro lo ha divorato perché è ormai in fase di metastasi e sa, che da lì a poco, la sua vita sarebbe giunta al termine, in un modo o nell’altro. Ma questo è anche il momento della serie in cui le due personalità si fondono e confondono in un unicum, trovando un equilibrio. Alla fine di questo dialogo, Walter confesserà alla moglie che l’unico momento della sua vita in cui si è sentito davvero realizzato è stato proprio nel periodo in cui ha dato libero sfogo alla sua attitudine per il crimine. Adesso la figura di Walter White e quella di Heisenberg combaciano perfettamente, non c’è una parte che prevarica sull’altra e le due nature danzano unite tra la confessione della sua ragion d’essere e il pensiero dell’attacco premeditato che andrà a fare da lì a poco contro una gang di spacciatori, tanto anche al fine di salvare il suo ex-socio Jessie, al quale chiederà di ucciderlo. Accade poi l’imprevisto nella premeditazione. Jessie si rifiuta di sparargli ma non per un atto di bontà o remissività, ma solo perchè Heisenberg/Walter già riporta una ferita da arma da fuoco che lo dissanguerà da lì a breve tempo. Il nostro protagonista sarebbe morto lo stesso, e in una lucidità a dir poco impressionante Heisenberg decide di spostarsi nel laboratorio di chimica vicino al luogo della sparatoria, e qui, lentamente, muore. Nell’ultima scena viene ripreso dall’alto il corpo senza vita di Walt con un’espressione compiaciuta, mentre i poliziotti appena arrivati fanno irruzione nel laboratorio.

Vista nel suo insieme, la storia di Walter White/Heisenberg sembra ripercorrere, letterariamente e in alcuni punti, il racconto de Lo strano caso del dottor Jekill e del signor Hyde di R. L. Stevenson. Il tema di separazione e sdoppiamento tra vita privata e lavorativa, infatti, è regolare e continuo per tutte le sessantadue puntate della serie tv. Anche in questa storia convivono costantemente delle duplicità che proseguono simbioticamente nel corso della serie: l’altruismo contro l’egoismo e la soddisfazione personale, il buono contro il cattivo, la figura del buon padre di famiglia contro quella del criminale. E soprattutto, anche in questa vicenda c’è un uomo, ovvero il protagonista, che allo stesso tempo è duplice: Walter White, padre e professore di chimica, e Heisenberg, criminale e produttore/spacciatore di metanfetamina. Ma la duplicità implica anche un essere e un non-essere. Se sei l’uno non sei l’altro, e viceversa. Di fatto, in Breaking Bad c’è stato un momento in cui Heisenberg ha preso il sopravvento su Walter White, (stagione 4, ep. 6) ed il contesto è assai simile. Nella stanza da letto della loro casa, Skyler prega Walt di prestare attenzione perché lui e la famiglia potrebbero essere in serio pericolo. La scena è iconica, e sono ormai celeberrime le battute che Walter pronuncia alla moglie: “I’m not in danger Skyler, I am the danger! A guy opens his door and get shot, and you think that’s me? no, I am the one who knocks” (“Non sono in pericolo Skyler, io sono il pericolo! Un ragazzo apre la sua porta viene sparato, e tu pensi che si tratti di me? No… Sono io quello che bussa!”).

In quel momento Skyler comprende che il marito non è coinvolto in giri loschi, ma che è lui stesso ad esserne a capo

La personalità del protagonista gioca, come sempre, un ruolo centrale nell’evoluzione del personaggio stesso. Infatti un tratto caratteriale di Walter White emerge sin dalle prime puntate. È una persona in grado di dimostrare il suo lato più cattivo e rancoroso a chiunque gli sbarri la strada e a chiunque minacci i suoi cari. Questa peculiarità lo porta inizialmente ad intraprendere la strada della produzione di metanfetamina, con spirito di abnegazione verso la sua stessa vita. Scopre di essere malato di cancro, lo nasconde alla famiglia e vuole cercare un modo per assicurare ai suoi cari un futuro solido e prosperoso, anche dopo la sua morte. D’altro canto inizia ad invischiarsi in situazioni pericolose, a commettere e coprire omicidi. 

Le due tendenze comportamentali di Walter White lo hanno portato a fare delle scelte. In caso di non bisogno, ha scelto di comportarsi sempre come gli altri si aspettavano che facesse. Rispettoso professore di chimica, ottimo padre, premuroso marito, disponibile, a volte docile e condiscendente, silenzioso e di poche parole. Il cancro, l’epifania della fine, lo stato di necessità economica o un mero istinto di sopravvivenza hanno fatto sì che la tendenza più violenta ed efferata prendesse il sopravvento, trasformandolo in Heisenberg, il boss più temuto del Nuovo Messico e dintorni. Ciò che è sfuggito di mano a Walter è la totalità dell’oggetto che perseguiva come scopo, lo sguardo d’insieme. Quando due personalità che co-esistono si scontrano, esse si mettono in condizione attiva scegliendo un punto riferimento. Perdendo di vista l’obiettivo, l’oggettività e i fatti nella loro interezza, la parte negativa presente in Walter ha preso il sopravvento. Nella scena analizzata Walter ammette che tutto quello che ha fatto è stato per mera soddisfazione personale, per sentirsi vivo. Dalla comprensione di questo concetto scaturisce l’accettazione che ha permesso a Walter di essere al contempo Heisenberg senza doversi nascondere. Distruggere Heisenberg significherebbe uccidere Walter, così come ha avuto lo stesso significato per Jekill che annienta Hyde, o per Dorian Gray che squarcia il suo ritratto. Il Bene e il Male convivono sempre, accettarlo e conviverci significherebbe permettere a sé stessi di esprimersi nella propria complessità.

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