Il Prezzo della Bellezza

The Neon Demon di Nicolas Winding Refn.

The-Neon-Demon-Critica-Summer-SchoolNel 2016, Nicolas Winding Refn dirige The Neon Demon, un film che mette a contrasto violenza e atmosfere cupe con i colori brillanti dello sfavillante mondo dell’alta moda.

La storia è molto semplice: una giovane ragazza di nome Jesse si trasferisce a Los Angeles in cerca di fortuna come modella. Lì, Jesse verrà fagocitata da una realtà che va ben oltre le sue aspettative, rinunciando alla sua innocenza in cambio del successo. Quel che a primo acchito potrebbe sembrare solo un film sul prezzo da pagare per raggiungere la fama diventa in realtà un’inquietante favola senza lieto fine che utilizza un simbolismo fatto di colori brillanti, forme geometriche e sequenze ipnotiche per criticare l’ossessione per la giovinezza eterna del mondo della moda. La forma di The Neon Demon rappresenta però un’esperienza che va al di là della semplice estetica visuale, ma stringe con lo spettatore un legame quasi a livello fisico.

Infatti, The Neon Demon rappresenta una perfetta rappresentazione delle teorie espresse da Jennifer Barker nel suo The Tactile Eye (2009), che descrive il modo in cui l’esperienza cinematica possa essere profondamente tattile e le emozioni scaturite da un film possano essere fisicamente percepite da tutto il corpo. Secondo Barker, questo è possibile attraverso l’utilizzo di close-up, colori brillanti, cambiamenti nel ritmo di un’azione, musica e luci e gesti che possano stimolare uno dei tre livelli del corpo da lei riconosciuti: la pelle (sensazioni di superficie), i muscoli (reazioni fisiche) e le viscere (tensione). Questo è particolarmente evidente in due sequenze del film: la sua prima sfilata di Jesse e il suo primo servizio fotografico.

In quest’ultimo, troviamo un primo esempio di come l’esperienza cinematografica possa essere profondamente tattile (Immagine 1). Da principio, l’immagine viene affiancata da una musica minacciosa che si alza lentamene in una sequenza che affianca il buio della stanza alle luci brillanti del set fotografico. Il fotografo sembra ammaliato dal corpo di Jesse e ne studia la figura, per poi spalmarle della vernice color oro sul corpo in una ripresa in slow-motion che si concentra sul loro contatto, alterando il ritmo della sequenza e stimolando una reazione nello spettatore a livello della pelle. Con l’inquadratura fissa sul loro contatto, è quasi possibile sentire la vernice che tocca il corpo di Jesse. L’immagine mostra diversi angoli che seguono la linea del collo della modella, mostrando il disegno irregolare della vernice e presentando una forte immagine di contatto. In questo modo, sembra che la ripresa cerchi di usare la vista dello spettatore in sostituzione al tatto, trasformandola in uno strumento multisensoriale che possa risvegliare nel pubblico ricordi collegati al contatto fisico.

neon-demon-critica-sfilata

A partire da questa scena, lo spettatore è testimone della trasformazione di Jesse. Importante punto di svolta del film è la “cerimonia di iniziazione,” che vede Jessie prender parte alla sua prima sfilata d’alta moda, nella quale lo spettatore viene trascinato in una visione psichedelica caratterizzata da misteriosi simboli piramidali, colori brillanti e luci stroboscopiche.

Nella sequenza della sfilata, l’immagine che si presenta davanti allo spettatore è inaspettata e dirompente, un’interruzione nella continuità dell’immagine che sprona lo spettatore a rispondere fisicamente agli stimoli audio-visivi che avvengono rapidamente e senza alcun preavviso. A differenza della scena precedente, la risposta fisica dello spettatore non è influenzata da un’immagine di contatto, ma da un’alternanza di stimoli di difficile interpretazione che riescono ad indurre una risposta emotiva a livello delle viscere, come per esempio i simboli triangolari luminosi, la piramide di specchi che fa da sfondo al viso di Jesse ed i flash di luce che rendono l’immagine poco chiara, creando nello spettatore un senso di instabilità.

Man mano che il film volge al termine, lo spettatore è costretto a navigare tra immagini grottesche e crude, che spingono i personaggi ai limiti della loro umanità, dimostrando più e più volte come le immagini possano avere un forte impatto sullo spettatore sia a livello emotivo che a livello fisico.

Riferimenti bibliografici
J. M. Barker, J. M. The Tactile Eye, University of California Press, 2009.

B. Massumi, Politics of Affect, Polity Press, 2015.
K. Pitscheider, Grammatiche visuali per la percezione aptica applicate a format per il racconto del territorio, Tesi di laurea, Politecnico di Milano, Corso di Laurea in Design della Comunicazione, 2011.

 

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

I commenti sono chiusi