Reminiscenze

In the Mood for Love di Wong Kar-wai

IncontriSono rari quei film che rimangono impressi nella memoria dopo anni, vividi assieme a tutte le emozioni che hanno regalato alla prima, alla seconda, o alla decima visione. Come ricordi, le immagini si opacizzano, i suoni diventano più rarefatti e confusi, mentre le idee permangono assieme alle sensazioni provate. Uno di questi è senz’altro In the Mood for Love (2000), una delle opere più rappresentative del regista cantonese Wong Kar-wai. Ambientato nella Hong Kong del 1962, un tempo cristallizzato nella memoria di Wong stesso e che a noi sembra così distante e affascinante, il film si svolge all’interno di una comunità di Shangai in esilio. In questo background si intrecciano le vite di Su Li-zhen e Chow Mo-wan, rispettivamente interpretati da Maggie Cheung e Tony Chiu-Wai Leung.

La prima volta che ho visto questo film, ormai una decina di anni fa, sono rimasto profondamente colpito da quanto fosse diverso dall’idea di cinema a cui ero abituato. Un cinema di puro intrattenimento, dove ogni istante non può essere “sprecato” e che deve costantemente provocare l’interesse dello spettatore più pigro. Un cinema fatto di grandi e assordanti emozioni, dove i drammi della vita quotidiana vengono amplificati fino alla parodia.

Una sequenza in particolare mi ha rivelato come il cinema può essere anche altro. Si tratta del momento in cui Li-zhen e Mo-wan si incrociano nella strettoia che porta a un ristorante vicino casa che offre noodles take-away. Non vi sono dialoghi se non un “Salve” scambiato tra i due protagonisti; nemmeno una voce narrante. Potrebbe essere considerata una sequenza poco utile per la narrazione, senza dialoghi o azioni da mostrare, un contenuto da scartare in fase di montaggio. Invece è una delle scene più importanti del film stesso, ripetuta una seconda volta più avanti nel film con piccole, ma essenziali differenze.

La bellezza di questa sequenza si cela nei dettagli, i quali rivelano profonde verità nascoste nelle vite dei protagonisti. E più si ritorna a pensare a quegli istanti, a quegli sguardi, a quei gesti, con il senno di poi, e più si scoprono sfaccettature che non avevamo notato inizialmente. Proprio come avviene nel processo mnemonico: inevitabilmente torniamo sempre a dettagli della vita quotidiana per indagare se c’erano già allora dei segnali, per capire cosa stesse accadendo nella vita o nella psiche dell’altro, e agire diversamente.

Wong, con una conoscenza del medium cinematografico, accentua la sensazione di trovarsi all’interno di un ricordo. La sequenza è introdotta da Yumeji’s Theme di Shigeru Umebayashi, leitmotiv presente nei momenti maggiormente poetici e riflessivi del film. Questa melodia calda e avvolgente ma con una nota di malinconia, accompagna i movimenti sinuosi di Su Li-zhen mentre si dirige verso il ristorante. L’utilizzo del rallenty da parte del regista e il morbido ritmo della canzone di Umebayashi trasformano i gesti quotidiani della donna in una danza. La macchina da presa scruta i protagonisti da scorci, attraverso ostacoli per lo sguardo. Inseguendoli poi fluidamente con dei piani sequenza.Solitudine

Colpisce subito la solitudine che affligge la protagonista, amplificata dal vuoto che la circonda e dal senso di costrizione che la opprime rappresentato dall’elegante vestito tradizionale, dalle mura del vicolo, dalla folla in movimento che la circonda al ristorante senza mai interagire con lei. L’ugualmente solitario Chow va al ristorante quando sua moglie si trova ad aiutare la madre malata: più avanti si scoprirà che i rispettivi coniugi stavano tradendo, aumentando la profondità del senso di questi incontri a prima vista fortuiti.

Wong Kar-wai mi fece aprire gli occhi su come il cinema possa essere un medium duttile e pieno di potenzialità spesso inesplorate. Nelle mani di un regista può diventare lo strumento perfetto per rappresentare ogni tipo di emozione e narrazione, non solo quelle più estreme. Può essere utilizzato per rappresentare dei ricordi, o la poesia nascosta nei gesti quotidiani e nelle semplici cose: poiché non servono necessariamente drammi strappalacrime o ritmi forsennati per apprezzare appieno quell’arte che è il cinema.

 

In the Mood for Love. Regia di: Wong Kar-wai; soggetto: Wong Kar-wai; sceneggiatura: Wong Kar-wai; fotografia: Christopher Doyle, Mark Lee Ping Bin; montaggio: William Chang; musiche: Michael Galasso, Shigeru Umebayashi; interpreti: Maggie Cheung, Tony Leung, Siu Ping Lam, Rebecca Pan, Kelly Lai Cheng, Joe Cheung, Chan Man-Lei, Chin Tsi-ang, Roy Cheung, Paulyn Sun; produzione: Block 2 Pictures, Jet Tone Production, Orly Films, Paradis Films; origine: Hong Kong, Cina; durata: 98’; anno: 2000.

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