Chi è la vittima?

di MARA SCARCELLA

Jojo Rabbit di Taika Waititi.

Jojo RabbitUn insolito rumore proveniente dal piano superiore della casa attira il protagonista della sequenza: Jojo, un ragazzino di 10 anni. Sale le scale e perlustra la zona fino ad arrivare alla stanza della sorella, scomparsa per ragioni sconosciute allo spettatore. Una dolce melodia di sottofondo guida Jojo in un viaggio nostalgico tra gli oggetti appartenuti alla sorella. Alcune inquadrature – separate da stacchi netti che vanno in sincrono con le note di sottofondo – ci mostrano degli oggetti nel dettaglio, creando un connubio tra musica e immagini che generano un’atmosfera dolce e nostalgica.

Ma la tensione sale nel momento in cui Jojo nota uno strano ritaglio nel muro. Fa leva con un coltellino e riesce ad aprire un varco che lo conduce in una sorta di nascondiglio buio e polveroso all’interno della parete. A guidarci nell’esplorazione di questo luogo misterioso è la torcia di Jojo, che mette letteralmente in luce alcuni dettagli – come la testa di una bambola chiusa dentro una teca di vetro – che ci restituiscono un certo tipo di atmosfera, stavolta non troppo pacifica.

A un certo punto l’inquadratura di una soggettiva – che segue il movimento della torcia di Jojo – ci mostra un piede sporco. Subito dopo scoviamo il volto di una ragazza, coperto per metà da capelli malandati, che, guardando verso di noi, sussurra un debole e inquietante “ciao”. Jojo lancia un urlo carico di terrore e scappa via, si accascia vicino al letto della stanza e guarda spaventato verso la piccola porta ritagliata nella parete. La tensione sale e un montaggio alternato ci mostra Jojo e il controcampo del suo sguardo fisso sul varco nel muro. Ed ecco che vediamo spuntare fuori la mano della ragazza che lentamente avvolge il bordo della porta.

Jojo si precipita in corridoio fino a ruzzolare giù per le scale. Incurante della gravità della caduta, si posiziona con le spalle contro la parete e attende guardando verso le scale. Di nuovo un controcampo ci mostra il suo punto di vista: ancora una volta a palesarsi è la mano della ragazza che con le dita simula una camminata sul corrimano delle scale, fino a rivelarsi finalmente a figura intera.

Jojo, impaurito, chiede: “Che cosa vuoi? Sei un fantasma?”. Lei, con atteggiamento di superiorità e furbizia, afferma di essere un fantasma. Jojo si alza di scatto per dirigersi verso la porta di uscita di casa, ma le lunghe braccia della ragazza lo afferrano per le spalle e lo scaraventano contro il muro. L’atteggiamento della ragazza si fa arrogante, mostra con soddisfazione di essere riuscita a rubargli il coltello e con tono di sfida gli dice “non sono un fantasma, sono molto peggio, ma credo che tu lo sappia già. Non è così?”. Jojo finalmente capisce e anche lo spettatore ha la sua conferma: la ragazza, presentata quasi in una dinamica da film horror, è un’ebrea che vive nascosta nella casa di un piccolo fanatico del nazismo, appunto Jojo.

Prima di tutta questa sequenza, lo spettatore viene catapultato in un’atmosfera dai colori accesi, che rispecchia il mondo illusorio in cui vive il ragazzino: amante della guerra, di Hitler (tanto da averlo come amico immaginario) e di tutti gli ideali portati avanti dal nazismo, ha come unico nemico l’ebreo. La sua reazione di fronte alla ragazza è data dal fatto che essa non corrisponde al suo immaginario – depistato dagli adulti –, in cui l’ebreo è pensato come un mostro con le corna, le squame e che puzza di cavolini di Bruxelles; un individuo da denunciare e uccidere.

Viene dunque da chiederci: chi è la vittima? Tutto il film è giocato sul rovesciamento e l’ambiguità dei ruoli. Il mostrare la ragazza in versione orrorifica e arrogante, quasi ci trascina dentro l’immaginario antisemita di Jojo e, allo stesso tempo, capovolge i ruoli mostrando l’ebreo come un mostro e il nazista come piccola vittima impotente.

 

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

I commenti sono chiusi